Marijuana libera dal 1 luglio in Canada ma ora arrivano i problemi libera dal 1 luglio in Canada ma ora arrivano i problemi

Marijuana libera – I locatori voglio porre condizioni rigide per vietare il fumo e le si trovano davanti al dilemma su controllare i militari in servizio

Legalizzare la marijuana per molti è un gesto di civiltà, per altri di ragionevolezza, per altri ancora di preoccupazioni. In Canada, dove l’uso della e dei suoi derivati sarà libero a partire dal primo luglio, si stanno infatti manifestando dei problemi ai quali forse nessuno dei legislatori aveva pensato nel momento in cui ha deciso di dare luce verde al consumo.

Per banale che possa apparire, si sta manifestando una sorta di resistenza civile alla liberalizzazione, nel senso che in alcune categorie di cittadini sta emergendo la preoccupazione che un uso non più sotto un rigido – sebbene ragionevole e quindi non accanito – controllo da parte delle Istituzioni possa, rivolvendo un problema etico, averne creati degli altri.

Un esempio viene dalla linea scelta da alcuni proprietari di appartamenti che, nella lettera di rinnovo del contratto di locazione inviata ai loro inquilini, pongono delle condizioni ostative al consumo di marijuana. Come ha fatto Normand Poulin, un proprietario di unità abitative di Sherbrooke, che nella lettera ha scritto che sarà fatto divieto, pena la rescissione immediata del contratto di locazione, “di qualsiasi modalità che causa fumo o odori” nell’abitazione e ” sul balcone”, pensando al fumo passivo che può nuocere ad altri inquilini che magari hanno bambini in casa.

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L’iniziativa di Poulin – che potrebbe trovare insormontabili ostacoli in sede giudiziaria, andando contro ad una dello Stato – sta facendo proseliti e pare che già nei prossimi giorni la sua lettera possa servire da canovaccio per quelle che altri proprieati intendono mandare ai rispettivi inquilini.

In un sondaggio condotto dall’Associazione dei proprierati con i suoi membri, il 70% degli intervistati prevede di includere nel contratto di locazione una clausola per vietare la e l’uso di marijuana a partire dal 1 ° luglio.
“È perfettamente legale aggiungere o modificare le condizioni all’interno del contratto di locazione. L’inquilino in quel momento ha la possibilità di accettare o rifiutare “, afferma Annie Lapointe. Nel caso di un rifiuto, un inquilino può contestare la nuova formulazione del contratto di locazione.

Ma anche in altri settori della società canadese il dibattito sul post-legalizzazione, dopo la ‘sbornia’ antiproibizionista, sta prendendo corpo e per faccende affatto marginali. Come ad esempio quello cruciale delle Forze armate. Infatti, a meno di sei mesi dalla legalizzazione della cannabis in Canada, le Forze armate si trovano di fronte a un dilemma: come controllare adeguatamente il consumo dei membri di servizio?

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I vertici militari hanno già espresso preoccupazione per le conseguenze della legalizzazione sul lavoro delle truppe, sia che siano impegnate in Patria che in operazione all’estero.
“Ci chiediamo come le persone saranno in grado di fare il loro lavoro”, dice il tenente generale Chuck Lamarre, aggiungendo: ”Pensiamo alle persone che devono usare attrezzature pesanti o armi, o quelle che vengono chiamate su base regolare per le operazioni, come i nostri tecnici di ricerca e soccorso”.

Il problema del consumo sul posto di lavoro è già stato discusso in tutto il Paese. I vertici delle Forze armate sono tuttavia consapevoli che è difficile opporsi ai diritti militari individuali nell’ambito delle questioni di sicurezza nazionale, specialmente in un contesto in cui sta diventando sempre più normale e accettato di usare la marijuana. In Canada, la gestione dell’uso di e droghe sul posto di lavoro è generalmente lasciata alla discrezione dei datori di lavoro, tenendo conto delle leggi in ogni provincia.

Per il tenente generale Lamarre, non c’è dubbio che l’Esercito, con le sue varie unità (terra, mare, aria), è ben lungi dall’essere un normale ambiente di lavoro. Questo è il motivo per cui egli ritiene che ”non dovremmo esitare a prendere in considerazione misure di supervisione più strette per i militari. Dobbiamo essere in grado di garantire la capacità delle Forze armate canadesi di inviare uomini e donne – in qualsiasi momento – in ambienti molto, molto pericolosi ed esigenti”.

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Su queste delicate questioni dalla scorsa primavera è al lavoro un gruppo di esperti di militare, tra cui medici, avvocati e funzionari. Lamarre dice comunque che è troppo presto per sapere se le Forze armate imporranno limiti all’uso della marijuana, ma sono disposte a suggerire misure basate su raccomandazioni scientifiche.

L’esercito canadese ha già limitato e persino bandito l’uso di alcol da parte dei suoi militari in passato, in particolare durante le missioni in . Ci sono delle politiche nell’esercito che consentono alle persone in posizioni chiave o strategiche siano sottoposte a screening casuali.

Alcuni anni fa, i funzionari avevano condotto campagne interne – peraltro fallite – per estendere l’elenco delle professioni coinvolte in questi test.

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