Marijuana e religione: l'IslamMarijuana e religione: l’Islam

L’uso di cannabis in rapporto alla religione islamica è sempre stato un argomento spinoso. Ma potreste essere sorpresi nell’apprendere che l’islam non è sempre stato stretto riguardo alla proibizione dell’uso di cannabis. In effetti, molti Paesi islamici sono stati delle fonti primarie dei prodotti di questa pianta, essendone veri e propri fornitori per il resto del mondo.

La marijuana può tuttora essere un tema delicato, considerando che i musulmani possono essere il gruppo religioso più radicale del mondo, come appare dalla loro dedizione alle pratiche religiose. Ma non è sempre stato così.

STORIA DELL'ISLAM E DELLA MARIJUANASTORIA DELL’ISLAM E DELLA MARIJUANA

Sebbene la relazione fra islam e cannabis sia stata descritta storicamente dagli esperti come “problematica”, vi fu un’epoca in cui la cannabis era culturalmente accettata in parecchie regioni. I governi erano più accomodanti riguardo alle loro politiche sulla coltivazione, e si autorizzavano perfino certi business legati alla cannabis. Afghanistan, , e Marocco, in particolar modo, erano (e sono tuttora) aree che hanno rifornito hashish altre parti del mondo.

Ma con l’arrivo di orde di turisti che affluivano in quelle regioni per il consumo di , insieme alla pressione proveniente dagli Stati Uniti, le nazioni islamiche furono allora obbligate, intorno al 1957, a varare delle leggi che proibivano l’uso di cannabis. La legge venne imposta negli anni ’70. La sola Turchia è una delle maggiori sostenitrici della proibizione a livello mondiale, da che la cannabis venne bandita dal Paese nel 1890.

POSIZIONE UFFICIALE DELL’ISLAM SULLA CANNABIS

Come affermato nel Corano, l’uso di qualsiasi narcotico è vietato, poiché avrebbe come risultato “notevoli effetti negativi, in termini di salute personale e costo sociale”. Ciò non si applica soltanto al suo uso, ma anche al possesso, vendita, acquisto, e trasporto.

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Ciò che viene principalmente preso in considerazione è l’effetto del THC sul cervello umano, ed il modo in cui in definitiva altera lo stato mentale della persona. E malgrado tutte le altre possibili scoperte, provenienti da tutto il mondo, sul fatto che la cannabis non è proprio una sostanza intossicante, il credo islamico resta fedele a quelle scoperte scientifiche concernenti il modo in cui la sostanza chimica ha un impatto sulla maniera in cui l’individuo pensa e giudica.

È tuttavia una questione completamente diversa quando si tratta dei suoi benefici terapeutici. Ci son stati studi in tutto il mondo sul modo in cui la cannabis può venir impiegata per trattare vari disturbi, come minimo in quanto antidolorifico. Secondo molti musulmani, l’uso di cannabis dovrebbe venir autorizzato, purché sia stato prescritto da un medico di fiducia.

ISLAM E CANNABIS AI NOSTRI GIORNIISLAM E CANNABIS AI NOSTRI GIORNI

Oggi, gran parte dei Paesi islamici proibiscono l’uso di cannabis, qualunque ne sia la finalità. In posti come l’Arabia Saudita e Dubai, piccole quantità di marijuana possono far finire una persona in galera anche fino a quattro anni. Chi dovesse farsi beccare con l’intenzione di distribuire la sostanza può essere incarcerato fino a 25 anni.

Eppure, malgrado le leggi severe contro la cannabis, Paesi come Iran, Egitto, e Libano, sono più permissivi quanto al suo uso. Specialmente negli ultimi due, il consumo fa tuttora parte della vita quotidiana della popolazione, fintanto che non lo si fa in pubblico.

Il Marocco è uno dei pochi Paesi islamici in cui si è dibattuto sulla possibilità di legalizzare la marijuana medicinale, ma finora nessuna legge è stata ancora cambiata.

Quindi, se siete un appassionato/a di cannabis, ed avete intenzione di visitare un qualunque Paese islamico, sarebbe meglio pensarci due volte prima di farsi una fumata. A meno che non siate abbastanza sicuri che sia tutto a posto, per un tiro da quella canna non vale la pena di farsi sbattere in .

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SOSTENENDO LA DEPENALIZZAZIONE E L’USO TERAPEUTICO

Fortunatamente le autorità di alcuni paesi di quest’area stanno pensando alla depenalizzazione o alla regolamentazione della pianta. È il caso del Marocco, i cui parlamentari presentarono già nel 2013 una proposta di della della cannabis per uso terapeutico e industriale, anche se nessuno ha messo in discussione che lo Stato criminalizzi l’uso ricreativo.

In questo paese, il maggior produttore di cannabis e hashish al mondo secondo la ONU (in cima ad Afghanistan e ), la coltivazione di marijuana ha una lunga tradizione, ma oggi si trova a far fronte con la religione islamica. Se si approvasse il suo consumo, sarebbe un’opportunità per decine di migliaia di famiglie che si dedicano tradizionalmente a questa coltivazione, perché avrebbero il sostegno necessario per affrontare i narcotrafficanti.

Già nel 2014 venne presentata una proposta che considerava la creazione di un’agenzia statale incaricata di controllare tutta la produzione della pianta, dato che attualmente il 10% del Prodotto Interno Lordo (PIL) del Marocco corrisponde all’esportazione della resina della cannabis. Non è stato però ancora deciso nulla, dato che lo stesso governo marocchino costituisce sia il problema che la soluzione nel controllare il traffico di hashish dal Marocco alla Spagna, e da lì fino al resto d’Europa.

LA SPERANZA CON LA CANNABIS TERAPEUTICA

Data la situazione, sembra che l’unica opzione per far migliorare l’immagine della cannabis nel mondo islamico sarebbe concentrarsi sugli aspetti terapeutici della marijuana. Su Internet, sui siti che i musulmani utilizzano per risolvere i propri dubbi sull’Islam, si giunge alla conclusione che la cannabis con finalità terapeutiche sarebbe permessa qualora un certificato attesti che non esiste un metodo alternativo “legale” per la loro religione.

Sono numerosi gli studi che dimostrano l’efficacia della pianta per trattare numerose malattie, quindi dovrebbero essere sufficienti gli argomenti a favore della legalizzazione. La piaga del narcotraffico dovrebbe essere un motivo aggiunto per la regolamentazione delle produzioni da cui dipendono molte famiglie. Non c’è dubbio però che il forte legame tra la religione e la società rende il cammino da percorrere molto difficile.

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