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Imperialismo della Guerra alle DrogheL’Imperialismo della Guerra alle Droghe

Nell’agosto del 1978, i guerriglieri del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale assaltarono il Palazzo Nazionale nel Nicaragua. Il Nicaragua era stato una repubblica delle banane – uno di quei paesi del Terzo Mondo Latino-Americani sotto il controllo di giunte di destra e corporazioni USA – guidato dal potente clan Somoza, ma niente di più. L’anno successivo il potente Presidente Somoza fuggì dal paese.

Gli Stati Uniti, nel frattempo, erano nella morsa della cosiddetta era del crack. Pene più dure, rappresentazioni di Dirty Harry da parte di poliziotti dal grilletto facile e la messa in gabbia di persone su scala industriale per crimini non violenti colpivano largamente gli Afro-Americani, e non è una coincidenza che la cocaina in polvere era preferita dai ricchi bianchi mentre il crack era più disponibile nelle comunità di lavoratori neri.

Mentre la Guerra alle Droghe imperversava da un po’, il crack era una forma di cocaina che dava una molto più intensa (e più dipendenza). In risposta, Ronald Reagan esagerò, bloccando ad un certo punto tutta la costa della Florida dopo aver visto troppi episodi di Miami Vice.

Nel luglio 1984 emersero delle foto di ufficiali Sandinisti che caricavano un aereo con cocaina. Reagan andò in TV ad esprimere il suo sdegno – non c’era un crimine a cui questi maledetti comunisti non si inchinavano? Per Ronnie questo rappresentava il jackpot – la Guerra Fredda unita alla Guerra alle Droghe.

Cuba dava abbastanza problemi, ma non poteva sopportare un’altra pedina sovietica nell’emisfero occidentale.

Cocaina, cannabis ed eroina non sono sempre state illegali. In realtà, una volta l’oppio veniva usato per calmare i bambini che piangevano. Mentre tutti sono adesso d’accordo nel dire che era probabilmente una pessima idea, la Guerra alle Droghe come la conosciamo è inestricabilmente legata a razzismo, imperialismo e xenofobia americani.

Nel 1898, gli Stati Uniti tolsero alla corona Spagnola i suoi possedimenti coloniali a Cuba, Puerto Rico e nelle Filippine con la guerra ispano-americana. Poi, nel 1905, i missionari a Manila lanciarono una campagna anti-oppio, un tentativo di espellere gli immigrati cinesi (i centri dove si fumava oppio erano già stati banditi in alcune zone degli Stati Uniti, non per via di politiche di pubblica o ricerca clinica, ma per l’allarmismo razzista sui cinesi).

Il , quel periodo negli anni ’20 e ’30 durante cui l’alcol era bandito, veniva spronato dallo sciovinismo da prima guerra mondiale contro i tedeschi (ma anche italiani e irlandesi). Più tardi, durante la Paura rossa degli anni ’50, il capo del Federal Bureau of Narcotics Harry Anslinger sostenne che i soldi delle droghe finanziassero la Cina comunista.

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Ciò era ovviamente falso, ma non è stata l’ultima volta in cui gli Stati Uniti hanno tentato di usare la crociate anti-droghe come copertura per i suoi obiettivi geopolitici.

Per combattere la sua guerra agli oggetti inanimati Washington creò la , o DEA, e le diede la giurisdizione per operare all’estero. Ci sono avamposti della DEA a Bogotà, Città del Messico, Bangkok e ovunque nel mondo. Ovunque ci possano essere droghe, i valorosi agenti della DEA le fiuteranno.

Anche l’Unione Sovietica rese i narcotici illegali, ma considerava il fatto di chi sniffa quale polvere per stendersi una questione che ogni nazione dovrebbe decidere per sé stessa. Ma grazie agli sforzi di Anslinger presso le Nazioni Unite, gli Stati Uniti forzarono tutti gli altri paesi a seguirli nella Guerra alle Droghe, facendo i bulli e punendoli con sanzioni se non ottemperavano.

I paesi più poveri come la Jamaica, dove il fumo di cannabis è parte del loro retaggio Rastafari, avevano poca scelta.

Ma fu l’America Latina a sentire il maggiore impatto dell’auto-nominato ruolo da poliziotto del mondo di Washington. La cocaina deriva dalle foglie della pianta di coca, che cresce nelle Ande del Sudamerica. La coca non è cocaina.

Il Mate de coca, o tè di coca, è esattamente come il tè tradizionale, ma ha un sapore simile alla Coca-Cola e aiuta se si ha il mal d’altitudine. Ai popoli nativi di Bolivia e Perù, per cui il masticare coca è una tradizione millenaria, venne detto improvvisamente di smettere. Immaginate se alla Germania o al Belgio venisse ordinato di smettere di bere birra. Niente più Oktoberfest.

I programmi anti-coca non vanno giù bene da quelle parti. Nel 1982 dopo che la polizia antinarcotici assaltò la moglie e la figlia di un coltivatore di coca nella provincia Yungas della Bolivia, una folla inferocita si riunì e rase al suolo la stazione di polizia, castrando e uccidendo gli agenti all’interno.

I poliziotti antidroga rimanenti non osarono metter piede nella zona per cinque anni. Nel 1986 fu il turno della DEA, e anche loro vennero cacciati da folle con forconi e machete. Fu solo nel 2008 sotto la presidenza di Evo Morales, masticando foglie di coca all’ONU in segno di sfida, che la Bolivia finalmente cacciò la DEA e legalizzò la coca.

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Questo non ha fermato le avventure dell’agenzia altrove. La DEA ha l’autorizzazione per disgregare i flussi di droghe nei paesi di origine o di transito se può dimostrare che c’è anche la più remota possibilità che la polvere possa finire nel naso del piccolo Timmy a casa negli USA.

Nel 2009 è stata effettuata un’operazione congiunta con le autorità in Liberia dopo che al capo della sicurezza nazionale nel paese, Fombah Sirleaf, era stato offerto un accordo per far passare il prodotto dentro i suoi confini da trafficanti colombiani e nigeriani. Fombah ha messo in piedi un’operazione con la DEA.

Un nigeriano, Chigbo Umeh, è stato arrestato insieme a un pilota russo, Konstantin Yaroshenko, anche se non c’erano prove che volessero portare polvere bianca negli Stati Uniti. Ciononostante, i due si trovano in una cella americana, a migliaia di chilometri da casa, per un presunto crimine che non aveva niente a che fare con il sistema giudiziario americano.

La DEA aveva persino le sue proprie forze speciali, i Foreign-deployed Advisory and Support Teams (FAST), che vennero sciolte nel 2017 dopo che emerse un video che le mostrava prendere parte a un massacro di innocenti abitanti di un villaggio in Honduras. Immaginate dei poliziotti Honduregni sparare a delle povere madri davanti a Walmart.

Ma mentre in teoria è il leader della Guerra alle Droghe, il governo americano ha lavorato mano nella mano con i trafficanti di droga. Mentre Reagan parlava male dei Sandinisti, la CIA permetteva ai Contras, ribelli anticomunisti che combattevano i Sandinisti, di inondare gli Stati Uniti di cocaina.

A metà degli anni ’80, i ragazzi a Capitol Hill si rifiutavano di allentare i cordoni della borsa per quello che era essenzialmente un brutale gruppo criminale. Ed è qui che il tenente colonnello Oliver North ebbe l’idea di vendere illegalmente armi all’Iran e mandare i profitti ai Contras, oltre che permettere ai Contras di contrabbandare cocaina che veniva trasformata in crack e venduta nelle inner-city.

Potremmo non sapere mai i dettagli del piano perché North ha distrutto i documenti, ma pensate che l’Agenzia possa aver aiutato una guerra segreta in America Latina senza che Reagan lo sapesse? Alla fine, ovviamente, tutti i coinvolti scamparono alla galera quando scoppiò lo scandalo.

In Colombia, gruppi paramilitari di estrema destra, che sono responsabili della maggior parte delle morti nella guerra civile del paese, hanno ereditato il business della coca da Pablo Escobar. Washington ha ignorato gli abusi dei paramilitari per anni perché i signori della guerra erano “dalla nostra parte”, e supportavano l’esercito colombiano contro i ribelli di sinistra, di fatto schierandosi con i paramilitari.

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Miliardi di dollari di aiuti ed elicotteri Black Hawk si sono riversati nel paese sotto il Plan Colombia, mentre la CIA forniva intelligence e bombe di precisione per assassinare un comandante dei ribelli in Ecuador.

In , i signori della guerra che vendevano eroina erano in realtà risorse della CIA. Juma Khan era in stretti rapporti con i talebani, il governo Afghano e l’intelligence Pakistana, ma era pagato dalla CIA e dalla DEA per il suo aiuto contro i talebani e ha anche ottenuto un viaggio gratis a Washington e New York a spese dei contribuenti.

Nel 2008 è stato preso da agenti USA a Jakarta e buttato in una prigione americana, ma il suo caso non è mai finito in tribunale ed è stato rilasciato in silenzio dieci anni dopo, senza nessuna menzione nei principali media.

Quindi, chi sono i vincitori in tutto questo? Non la CIA, che nonostante i suoi terroristi finanziati dalla droga ha perso la guerra in Nicaragua. Non i contribuenti americani, che devono sborsare oltre 30,000 dollari l’anno solo per mantenere in prigione, nutrito e pulito, un pilota russo abbandonato, oltre che un numero di Afroamericani maggiore rispetto a quelli che si trovano sotto schiavitù nel 1850.

Se ci pensate, è abbastanza bizzarro: come il panico morale di un paese rispetto alle abitudini degli altri è diventato uno strumento per la dominazione mondiale, dettando ciò che è giusto e sbagliato e poi violando quelle stesse regole una volta che si mettono in mezzo.

Ma così è. Non sono solo gli Usa, ovviamente: negli ultimi anni la Cina ha interpretato lo stesso ruolo nelle giungle del Sudest Asiatico – hanno imparato dai migliori.

Si potrebbe sostenere che tutta questa faccenda valga la pena se fosse efficace nell’impedire a tuo figlio tredicenne di impazzire dopo un trip di tre giorni – ma l’erba, la cocaina e l’eroina sono meno care e più pure che mai prima d’ora, e sia le politiche sulle droghe globali che quelle USA continuano a fallire miseramente nel loro stesso obiettivo di un mondo senza droga.

 

Niko Vorobyov è uno spacciatore certificato dal governo (condannato) che è diventato scrittore, e autore del libro Dopeworld, sul traffico internazionale di droga. Potete seguirlo @Lemmiwinks_III

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