La Canapa nell'arteLa nell’arte

di Liza Binelli

Ci sono tracce dell’uso della canapa come sostanza ricreativa, già nel XVII secolo, quando veniva usata per rilassarsi nei Paesi Bassi. All’epoca il era molto costoso e la gente lo miscelava con la cannabis, essendo più economica e reperibile presso i tabaccai.

Questa abitudine era diffusa fra marinai, soldati, artisti e divenne un passatempo popolare tra i diversi strati della società nord-europea. Nei musei di Amsterdam e Barcellona è possibile vedere, ancora oggi, numerosi dipinti di pittori, che si sono specializzati nella raffigurazione dei fumatori, nelle cosiddette “case dei fumatori”: le caffetterie del 17° secolo.

Casa dei fumatori di Adriaen Brouwer
Casa dei fumatori di

In una di queste opere si vede un uomo seduto su di uno sgabello che tiene un boccale di birra nella mano destra e una pipa nell’altra, mentre soffia con la bocca, s’intravede una sottile nube di fumo bianco. Ha gli occhi spalancati, come se l’effetto della sostanza inalata lo avesse colto di sorpresa per l’intensità di sapore.

L’autore del quadro è il pittore fiammingo Adriaen Brouwer (1606-1638 circa). Raffigurato al tavolo di amici siede Jan de Heem, che si specializzò nella pittura di nature morte. Ci sono altri tre fumatori: a sinistra, un uomo preme una narice e soffia il fumo attraverso l’altra. Anche un terzo uomo sulla destra sbuffa verso l’alto.

Dalla finestra si scorge un ambiente campestre mentre un signore di spalle s’incammina verso casa. Questi fumatori venivano chiamati “bevitori di tabacco”. In un tubo fatto di schiuma di mare fumavano tabacco (ancora oggi ci sono pipe realizzate in questo pregiato materiale ed è solo per veri intenditori), mescolato con la canapa, in quanto, essa veniva coltivata in tutti i Paesi Bassi per scopi industriali (per la di vele e corde, ad esempio). Ma c’erano anche trafficanti di tabacco che la vendevano sottobanco.

Il fumo era molto diffuso e, così, Papa Urbano VII (1521-1590) pubblicò addirittura il primo divieto. Nel 1590, poco prima della sua morte, annunciò che la gente che fumava, masticava o fiutava tabacco, dentro o nei pressi di una chiesa rischiava la scomunica. Il minacciava di taglio nasale o addirittura di forca.

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Ma, c’erano anche convinti sostenitori per via del fatto che alcuni studiosi andavano dicendo che il fumo avesse un effetto curativo su corpo e anima. Adriaen Brouwer ha ritratto in modo schiacciante i bevitori di tabacco nelle sue opere. Le espressioni drammatiche impresse sui volti, giocatori di carte e imbroglioni nelle locande sono spesso caricaturali.

Brouwer esercitò una grande influenza sui suoi contemporanei ad Anversa e ad Haarlem, tra cui (1610-1690) che ha dipinto “Fumatore in un ostello”. Sia Rubens che hanno elogiato il suo lavoro, di cui sono sopravvissuti solo sessanta dipinti non datati.

Ma sono molti gli artisti che hanno dedicato dipinti alla canapa, alcuni famosi, altri meno noti e, addirittura se ne possono rinvenire tracce nel Neolitico. Infatti, è stata trovata l’inscrizione in una grotta risalente al Neolitico, in quanto durante quell’era, parte degli asiatici emigrarono dalla Corea al Giappone, portando con sé lo sciamanesimo, tramutato poi in shintoismo.

Tornando all’età moderna rinveniamo Pierre Duval Le Camus (1790-1854), che ha realizzato un bellissimo olio su tela appartenente alla Collezione musée d’art et d’histoire de Lisieux, in cui si vedono una madre col figlioletto in braccio e gli altri tre che usano la gramola, un attrezzo in legno per il dirompimento del fusto legnoso della canapa. Titolo originale: “Paysans occupés à préparer le chanvre devant la porte d’une chaumière”.

Paysans occupés à préparer le chanvre devant la porte d'une chaumière di Pierre Duval Le Camus (1790-1854)
Paysans occupés à préparer le chanvre devant la porte d’une chaumière di Pierre Duval Le Camus (1790-1854)

Théodore von Hörmann (1840-1895), invece, si è dilettato nel riportare con abilità su tela una fase di lavorazione della canapa, oggi in disuso, ovvero: l’immersione della pianta.

Titolo originale:“Immersion du chanvre”.  (Immagine a fine articolo).

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E ancora, risale al 1860 un’incisione sul raccolto della canapa lungo le rive del Reno. Ma la canapa non è stata soltanto disegnata, bensì, era anche utilizzata per fabbricare le tele stesse su cui dipingere e anche per realizzare i colori ad olio.

Ne sanno qualcosa: Leonardo Da Vinci col suo “” del 1515 circa, Caravaggio,
Michelangelo, Rembrandt “Autoritratto” nel 1661, “Il Mercante dei pesci” di Adrian Van Ostade del 1672, Vincent Van Gogh “Autoritratto” del 1889 e .

Vincent Van Gogh “Autoritratto” del 1889
Vincent Van Gogh “Autoritratto” del 1889

La tela per dipingere è formata dall’intreccio di fibre di lino, canapa o juta, mentre oggi sono di cotone e fibra sintetica. Le diverse trame dei tessuti consentono rese pittoriche differenti, quelle fini come quella del lino, permettono finiture più minuziose, la canapa o la juta, invece, sono adatte a esecuzioni più libere. Il supporto per dipingere, fatto di lino o canapa, risale alla prima metà del XV secolo nei Paesi Bassi.

In Italia compare per la prima volta a Venezia, attorno alla seconda metà del XV secolo, andando a compensare il problema causato dalla pittura su tavola che rendeva le opere facilmente deteriorabili, soprattutto a causa del clima lagunare (ne risentivano tanto gli affreschi). Inoltre, la tela, non aveva limiti di misura e permetteva la realizzazione di dipinti, anche molto grandi con il vantaggio di essere più facilmente trasportabili.

La utilizzava dunque Caravaggio, in quanto verso la fine del „500 (inizi „600) non esistevano negozi di belle arti dove recarsi per acquistare le tele. A quel tempo Caravaggio, come altri pittori, dipingevano essenzialmente su tele di lino o canapa di riciclo. In alcune opere l‟artista ha addirittura riutilizzato tele già dipinte a cui, non asportava il colore, bensì ne sovrapponeva strati preparatori.

Nel ‘600 la grande richiesta di tele determinò la realizzazione di supporti meno costosi, il principale centro di produzione fu Napoli. Il lino venne sostituito dalla canapa e questa rimase la fibra più usata nel tempo.

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Nel ‘800 la produzione industriale prevale su quella artigianale e vengono introdotti nuovi filati come lana e cocco. Gli stessi artisti, che nel corso della storia hanno fatto uso di tele di canapa sono gli stessi che usavano i colori ad olio a base di per la creazione dei loro più famosi capolavori.

Questi grandi artisti hanno usato strumenti del genere perché l‟opera potesse sopravvivere più a lungo e mantenersi in ottimo stato nel corso del tempo.
Tra le opere più celebri, dove è stato documentato l‟utilizzo di materiali in canapa, figura la
Cappella Sistina; in quel caso Michelangelo utilizzò una base di colori ad olio di canapa in quanto resistente alla muffa, al calore e agli insetti, oltre ad impedire alle fonti di luci di far danni.

Negli Stati Uniti, dove il settore industriale relativo alla cannabis sativa è avanti anni luce rispetto a noi, è sorta una galleria d‟arte che espone solamente dipinti realizzati su tela di canapa.

È notizia del 2012 che un artista brasiliano Fernando de La Roque, realizzi i suoi quadri, con il fumo di marijuana. La tecnica consiste nel soffiare il fumo con una cannuccia molto sottile che diventa come inchiostro su carta. Purtroppo la cannabis è vietata in Brasile e, quindi ottenere inchiostro eccellente è difficile.

Ecco perché non c‟è molta varietà di colore. Alcuni tipi vengono importati e sono molto costosi. Il più comune viene ricavato dal “Prensado”, un’erba pressata a mattoncino proveniente dal Paraguay.

Ma artisti originali, li troviamo anche in patria. L’anno scorso a Milano, all’interno del Cortile d‟Onore dell‟Università Statale, nell’ambito di “Interni House in Motion”, furono esposte 11 tele di canapa, raffiguranti la fioritura di Castelluccio in Umbria: papaveri, narcisi, genziane, tulipani, fiordalisi e piante di lenticchie. La pittrice è Daniela Gerini.

“Immersion du chanvre” di Théodore Von Hormann (1840-1895)
“Immersion du chanvre” di Théodore Von Hormann (1840-1895)

 

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