Cosa ha detto veramente il Consiglio Superiore della Sanità sulla cannabisCosa ha detto veramente il Consiglio Superiore della Sanità sulla

Secondo quanto riportato da Repubblica, il Consiglio Superiore della Sanità, interpellato dalla Ministra Grillo avrebbe in sintesi affermato che “Non c’è prova scientifica dell’efficacia terapeutica dei preparati della cannabis” e “che [questi] non possono essere considerati medicinali” – “una doccia fredda per chi crede nelle capacità curative della ” ha scritto il quotidiano.

Mentre invece il CSS ha detto altre cose, tanto è vero che la Ministra della Sanità ha voluto chiarire che non si trattava di un no.

L’Associazione Luca Coscioni, da sempre a favore di ulteriori ricerche, ha rilanciato la proposta di partire con le analisi delle varietà prodotte dall’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze:

Cannabis, Marco Perduca: “Siamo d’accordo col Consiglio superiore di Sanità, si lanci sperimentazione”

Relativamente al parere che il Consiglio Superiore di Sanità ha fornito alla Ministra Grillo circa la cannabis terapeutica, Marco Perduca, che per l’Associazione Luca Coscioni coordinate le attività di Legalizziamo, ha dichiarato:

Ammesso e non concesso che si vogliano registrare alcuni derivati della cannabis come vere e proprie , siamo totalmente d’accordo in merito alla raccomandazione di lanciare studi pilota. Lo chiediamo da anni, e in particolare lo chiediamo proprio a partire dalle varietà FM1 e FM2, prodotte dallo stabilimento farmaceutico militare di Firenze.

Se da un lato – prosegue Perduca – occorre che il Ministero renda noti i dati raccolti dalle regioni relativi al numero di ricette, al tipo di condizioni per cui i sono stati prescritti, e quali e quanti prodotti son stati venduti, oltre che naturalmente quali sono stati gli effetti avversi registrati, dall’altro occorre fare formazione per gli operatori  informazione pubblica per chiarire quale sia lo stato dell’arte della cannabis terapeutica in Italia oggi”.

Il parere del Consiglio Superiore di Sanità non è contrario all’uso delle piante in terapie di “seconda scelta” è, magari riportato un po’ superficialmente dalla stampa generalista, la risposta che la comunità scientifica dà quando interrogata sull’argomento.

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Dire che non ci sono sufficienti prove deve essere stimolo per aumentare e ampliare le ricerche: piuttosto dovrebbero essere avviati ricerche sulla pianta e trial clinici, o meta-analisi di esistente. La cannabis Made in viene prodotta seguendo tutti i protocolli previsti per poterla eventualmente registrare come , quindi, sempre ammesso e non concesso che questo sia il miglior modo di procedere, occorre passare alla fase di trial clinici per confortare quanto scritto con evidenze. Lanciare le sperimentazioni consigliate dal Consiglio Superiore di Sanità sarebbe inoltre la migliore risposta del nostro alla raccomandazione dell’OMS relative alla riclassificazione internazionale della cannabis, sulla quale le Nazioni Unite saranno chiamate a esprimersi l’anno prossimo.

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