canapa come opportunità di sviluppo,imprese agricoleLa canapa come opportunità di sviluppo per le imprese agricole


Diego Aluigi aElena Viganò b
a Università degli Studi di Urbino
b Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, Dipartimento di Economia, Società, Politica


Introduzione

Dopo un lungo periodo di oblio, la Cannabis sativa sta attirando nuovamente l’attenzione delle imprese agricole, degli enti di ricerca e delle istituzioni, soprattutto a causa dei suoi molteplici utilizzi sia nei settori tradizionali (cartario, tessile e alimentare) sia in quelli più innovativi (bioplastiche, biocarburanti, bioedilizia, ma anche cosmetica e farmaceutica).
La situazione settoriale e il quadro normativo e politico risultano in forte mutamento, anche in risposta alle richieste dei consumatori che sembrano riconoscere le peculiarità dei prodotti ottenuti da questa coltura. L’analisi di questi aspetti è al centro del presente lavoro che ha l’obiettivo di condurre alcune riflessioni sulla rilevanza della canapa per imprese e sistemi locali, anche alla luce dei risultati di una prima indagine esplorativa, realizzata mediante la distribuzione di un questionario a canapicoltori italiani.

Contents

La canapa: aspetti tecnici e produttivi

La canapa è una pianta erbacea di semplice lavorazione, che conclude il proprio ciclo vegetativo in circa 120 giorni, contribuendo a migliorare la fertilità del terreno e, in alcuni casi, a bonificarlo. Inoltre, resiste bene agli attacchi parassitari, non necessita di irrigazione, tranne nei climi più secchi (Madia, Tofani1998), e può essere impiegata in diversi settori, tra cui i principali sono quelli riportati nella tabella 1.

Tabella 1 – Settori di utilizzo della canapa

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Fonte: elaborazione su Bacci et al. (2007), Ronchetti (2007), Catania (2014), Borgacci (2015), Mariani (2014), Spadaro (2016), Rossi (2015)

Se nei primi decenni del secolo scorso, l’Italia risultava al secondo posto (dopo la Russia) per superficie coltivata e produzione complessiva e al primo posto per resa a ettaro, dopo la seconda guerra mondiale questa coltura ha subito un forte declino e una rapida perdita di importanza, a causa della fine del regime di autarchia e della mancata meccanizzazione del processo di trasformazione (Somma, 1923; Capasso, 2001; Di Candilo, Ranalli2006). Dal 1940 al 1970, le superfici sono passate, così, da 86.850 a 899 ettari e la produzione da 109.200 a 1.080 tonnellate (Figura 1).

Figura 1 – Superficie coltivata e produzione di fibra di canapa in Italia (1940 – 1970)

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Fonte: elaborazione su dati Di Candilo, Ranalli (2006)

A livello europeo solamente Francia e Spagna non hanno praticamente mai interrotto la coltivazione, sebbene con andamenti molto diversi (Figura 2).

Figura 2 – Superficie coltivata a canapa nell’Unione Europea (ha) (1970 – 2015)

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Fonte: elaborazione su dati Di Candilo, Ranalli (2006) e www.eiha.org (2015)

Con l’allargamento ai Paesi dell’Est, l’Unione Europea è divenuta la terza area di produzione al mondo, con oltre 25.000 ettari coltivati nel 2015, dopo Cina e Canada.
In Europa, la ripresa della produzione di canapa è stata sostenuta da alcune associazioni, tra le quali la European Industrial Association (Eiha), che svolge un ruolo molto importante per il coordinamento delle azioni di informazione e promozione, anche mediante l’organizzazione di Conferenze internazionali annuali di settore. Nata nel 2000, a Wolfsburg (Germania), con il tempo si è progressivamente sviluppata, con un deciso incremento del numero di membri, arrivando a quattordici membri regolari (società di trasformazione che godono di diritto di voto nelle assemblee) e 122 membri associati, tra i quali figurano quattro società italiane (con diritto di intervento alle Conferenze organizzate dall’Associazione).
Un’altra importante associazione europea del settore è la Confédération Européenne du Lin & du Chanvre (Celc), nata a Parigi, nel 1951, che coordina tutte le fasi di produzione e trasformazione del lino e, in misura minore, della canapa (tra i suoi quasi 300 membri, solamente dodici si occupano di canapa).
La principale Associazione italiana attiva nel settore della canapa è Assocanapa, che si è costituita, nel 1998, a Carmagnola in . L’Associazione, che inizialmente raccoglieva soprattutto appassionati del settore e coltivatori storici, si è costantemente rafforzata a livello numerico (nel 2015, le aziende associate erano circa 700, con quasi 2.500 ettari coltivati), di funzioni svolte e di diffusione di sedi operative in tutta Italia. Assocanapa lavora in contatto con Ministeri e Forze dell’ordine per affrontare i problemi legati alla coltivazione/trasformazione della canapa e fornire agli imprenditori consulenze su questioni agronomiche e legali e, più di recente, anche di bioedilizia.
A livello di singole Regioni, vi sono, poi, molte altre associazioni e/o società che si occupano soprattutto della promozione di questa coltivazione e della creazione di filiere produttive locali, di importanza strategica per la progressiva diffusione della coltivazione (Tabella 2).

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Tabella 2 – Associazioni regionali che promuovono la coltivazione di canapa

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Fonte: elaborazione su dati raccolti mediante desk analysis

Il quadro normativo e politico

A livello europeo, le norme relative alla produzione di canapa fanno quasi esclusivo riferimento al Regolamento (UE) n. 1307/2013 del  e del Consiglio del 17 dicembre 2013 che stabilisce norme sui pagamenti diretti agli agricoltori nell’ambito dei regimi di sostegno previsti dalla . L’articolo 32 (comma 6) prevede, infatti, che “le superfici utilizzate per la produzione di canapa sono ettari ammissibili solo se il tenore di tetraidrocannabinolo delle varietà coltivate non supera lo 0,2%”. In particolare, le sementi utilizzabili sono quelle incluse nel Registro europeo che include 52 varietà di canapa. Da segnalare che i contributi previsti dalla Pac per questo prodotto variano, a seconda delle zone, tra i 250 e i 400 euro a ettaro.
Nella normativa italiana, invece, è da considerare, innanzitutto, la Circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali dell’8 maggio 2002 n. 1, relativa al Regime di sostegno a favore dei coltivatori di canapa destinata alla produzione di fibre (Cannabis sativa-NC 5302 10 00), che ha riunito le numerose disposizioni approvate in precedenza. La Circolare stabilisce che: la canapa seminata deve appartenere a una tipologia compresa nell’elenco europeo delle varietà con tenore di Thc inferiore allo 0,2%, certificata dal cartellino rilasciato dall’Ente Nazionale Semi Elette; alla nascita delle piante, deve essere inviata una comunicazione della coltivazione alla più vicina stazione delle Forze dell’Ordine; controlli amministrativi e casuali possono essere effettuati dal Consiglio per la Ricerca in (Cra oggi Crea) di e dalle Forze dell’Ordine locali.
Successivamente, è stata emanata la Circolare dal Ministero della Salute del 22 maggio 2009 n. 2144, “Produzione e commercializzazione di prodotti a base di semi di canapa per l’utilizzo nei settori dell’alimentazione umana”, per rassicurare i consumatori che i semi di canapa non contengono tracce di Thc e, viceversa, sono ricchi di antiossidanti e acidi grassi essenziali.
Attualmente è in corso di esame in Commissione Agricoltura il Disegno di Legge n. 2144 sulle “Norme per il sostegno e la promozione della coltivazione della canapa e della sua filiera”. Uno dei suoi aspetti più significativi è l’introduzione di un limite più elastico di Thc consentito (art. 4). In particolare, si stabilisce che, se all’esito del controllo il contenuto complessivo di Thc della coltivazione risulti superiore allo 0,2% ed entro il limite dello 0,6%, “nessuna responsabilità viene posta a carico dell’agricoltore che ha rispettato le prescrizioni”. Ciò costituisce una maggiore tutela per i produttori, in quanto la percentuale di principio attivo può variare molto nelle diverse piante, all’intero del campo coltivato, ad esempio in base alla maggiore o minore esposizione al sole. Inoltre, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali destinerà annualmente una quota delle risorse disponibili, nel limite massimo di 700.000 euro, per il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa (art. 6), permettendo la diffusione di impianti a livello territoriale, indispensabile per sfruttare le potenzialità offerte da questa coltura.
Infine, sono da segnalare le opportunità offerte dai Programmi di sviluppo rurale (Psr) delle singole Regioni, attraverso le misure approvate per il periodo di programmazione 2014-2020, accessibili anche ai produttori di canapa. Nella Regione Marche, ad esempio, i finanziamenti previsti dalla Misura 4 (Investimenti in immobilizzazioni materiali), Sottomisura 4.2 (Sostegno a investimenti a favore della trasformazione/commercializzazione e/o dello sviluppo dei prodotti agricoli) sono attribuibili anche al settore delle produzioni di nicchia, tra le quali la canapa. Per tali produzioni, sono considerati prioritari gli investimenti per innovazioni di processo e di prodotto che permettano di ottenere specialità destinate anche ad usi diversi da quello alimentare (cosmetico, farmaceutico, tecnologico ecc.) o interventi finalizzati all’introduzione di sistemi di certificazione della qualità.

L’indagine empirica

Per approfondire l’analisi delle caratteristiche del comparto della canapa, è stata realizzata un’indagine empirica esplorativa, con la somministrazione di un questionario a imprenditori italiani, definito anche mediante una serie di confronti con alcuni produttori della Regione Marche e con alcuni membri di Assocanapa.
Il questionario è composto da 25 domande (aperte e chiuse a risposta multipla) ed è articolato in sei sezioni finalizzate alla raccolta di informazioni generali, relative ai soggetti appartenenti al campione (età, sesso, titolo di studio, precedenti esperienze lavorative nel settore agricolo, zona di produzione) e all’azienda (classe di fatturato, superficie totale e destinata alla coltivazione di canapa, altre produzioni), e più specifiche concernenti la coltivazione di canapa (motivazioni, anno di inizio della coltivazione, produzione di semi/paglie nell’ultimo anno di coltivazione), le relazioni di approvvigionamento e di commercializzazione (area di acquisto dei semi di canapa e di vendita dei prodotti finali, canali distributivi e settori di destinazione), opinioni dei produttori (valutazione della scelta di diventare produttore di canapa e della qualità del prodotto italiano) e loro aspettative per il futuro (andamenti del numero di produttori, del volume di produzione e dei prezzi, interventi istituzionali utili per sostenere lo sviluppo della canapicoltura).
Il questionario, inviato a 92 tra imprenditori e associazioni di settore, nel periodo novembre 2015-febbraio 2016, è stato compilato da 41 produttori con un tasso di risposta pari al 44,6%. Tali imprenditori sono distribuiti in quattordici Regioni e, in particolare, nelle Marche (14,6%), in Abruzzo (12,2%) e in Lombardia, e Puglia (9,8%).

Profilo dell’imprenditore e caratteristiche aziendali

L’età media degli intervistati è di poco superiore ai 41 anni, a fronte di una media nazionale del settore di 61 anni, e la maggioranza di essi è di sesso maschile (85,4% del totale, contro un valore medio del 68% circa). Il livello d’istruzione è decisamente elevato: il 48,8% è in possesso di un diploma di Scuola media superiore e ben il 31,7% di una laurea, valori che risultano superiori a quelli medi settoriali, rispettivamente pari al 32,8% e al 21,3% (Istat, 2015).
Solo il 24,4% degli intervistati dichiara di non aver avuto precedenti esperienze lavorative nel settore agricolo prima dell’attuale occupazione.
Il 39% delle imprese ha un fatturato inferiore a 10.000€, mentre il 26,8% si colloca nella classe di fatturato più alta con più di 40.000€ (Tabella 3).
Le superfici aziendali sono molto disomogenee, passando da un minimo di un solo ettaro a un massimo di 300 ettari. Buona parte delle aziende (39%) è di dimensioni molto piccole, inferiori a 10 ettari, mentre il 19,5% delle aziende si estende per oltre 100 ettari. La superficie media è di 48,5 ettari, mentre quella coltivata a canapa è di circa 18 ettari, per un totale che supera i 750 ettari.
La maggioranza delle aziende (73%) coltiva altri prodotti oltre alla canapa, tra i quali vari tipi di cereali (presenti in 21 aziende su 30) e, a seguire, olivo, legumi ed erba medica.

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Tabella 3 – Informazioni aziendali

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*possibilità di risposta multipla

Fonte: elaborazioni su dati raccolti mediante questionario

La coltivazione di canapa

La diffusione delle coltivazioni di canapa è un fenomeno abbastanza recente: la quasi totalità delle coltivazioni (92,7%) è iniziata negli ultimi cinque anni e più della metà negli ultimi due (il 29,3% nel 2014 e il 24,4% nel 2015). Solamente tre aziende sono state tra i “precursori” del ritorno della canapa in Italia, tra la fine degli anni ’90 e primi anni 2000.
Tra le motivazioni che hanno spinto gli imprenditori a iniziare le coltivazioni di canapa vi sono, nel primo periodo considerato, la passione e il desiderio di sperimentazione, seguite dalla diversificazione della produzione. Negli anni più recenti, invece, prevale nettamente l’obiettivo di diversificare l’ordinamento aziendale e compaiono altri tipi di fattori determinanti, quali la volontà di tutelare il , creare nuove filiere locali o rilanciare questa coltura sul mercato (Figura 3).

Figura 3 – Motivazioni per l’inizio della coltivazione di canapa (valori assoluti)

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Fonte: elaborazioni su dati raccolti mediante questionario

Tra le aziende considerate non si rileva una produzione esclusiva di semi o di fibre, anche se queste ultime, in alcuni casi, vengono lasciate sul terreno e a volte bruciate. I quintali di semi mediamente prodotti da ciascuna azienda sono quasi 68, per un totale superiore a 2.700 quintali, con una resa media di 3,7 quintali per ettaro.
Le fibre di canapa prodotte mediamente da ogni azienda sono oltre 900 quintali, per un totale che sfiora i 37 mila quintali, con una resa media di quasi 50 quintali per ettaro.

Approvvigionamento e commercializzazione

Per quanto riguarda le relazioni di approvvigionamento, il 48,8% dei soggetti intervistati acquista i semi in Italia, il 9,8% nella propria regione di produzione e il 41,5% all’estero.
Le vendite dei prodotti appaiono, invece, molto più radicate sul territorio e segnalano la presenza di interessanti possibilità di sviluppo del mercato italiano: solamente un produttore vende i propri prodotti prevalentemente all’estero. Il 65,9% dei soggetti intervistati ha come principale mercato di riferimento l’Italia e, addirittura, il 31,7% la propria regione di appartenenza.
Relativamente ai canali di distribuzione, il 73,2% delle aziende è monocanale, con una netta prevalenza della vendita diretta, che risulta la modalità più diffusa anche tra quelle multicanale, affiancata, nella maggior parte dei casi, da quella realizzata mediante negozi specializzati (Tabella 4). Il 15% delle imprese si avvale di Internet, mentre solo il 4,9% utilizza altri canali (gruppi di acquisto e mercati).
Contrariamente a quanto avviene per la maggior parte dei prodotti agroalimentari, la Grande Distribuzione Organizzata svolge un ruolo del tutto marginale: solamente uno degli intervistati (titolare di un’impresa di grandi dimensioni) dichiara, infatti, di commercializzare i propri prodotti (alimentari) esclusivamente attraverso questo canale.

Tabella 4 – Canali di vendita dei prodotti*

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*possibilità di risposta multipla

Fonte: elaborazioni su dati raccolti mediante questionario

A proposito del settore di vendita dei prodotti finali, è interessante segnalare come quello alimentare rappresenti quello più diffuso (80%). In particolare, i produttori che si rivolgono a negozi specializzati commercializzano sempre prodotti alimentari e il 38% di essi anche prodotti nutraceutici, cosmetici, fitofarmaceutici o destinati ai settori della bio-edilizia e delle bio-plastiche.
Un altro settore importante è quello della bioedilizia, alla quale il 43,9% dei produttori indirizza il proprio raccolto. Poco rappresentati sono, invece, i due settori “storici” della canapa (cartario e tessile) e quelli più innovativi (bioplastiche e biocarburanti), segno che in Italia risultano indispensabili interventi differenziati per lo sviluppo di queste particolari articolazioni della filiera. Alcuni produttori hanno segnalato come settori di vendita anche quelli della cosmetica, della fitofarmacia, della produzione di pellet e, infine, della zootecnia.

Figura 4 – Canali distributivi e settore di destinazione dei prodotti finali (composizione percentuale)

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Fonte: elaborazioni su dati raccolti mediante questionario

Aspettative per il futuro e valutazione delle scelte effettuate

Le aspettative per il futuro della canapicoltura italiana degli imprenditori intervistati sono decisamente positive; la maggior parte di essi (90,2%) sostiene, infatti, che nel prossimo futuro aumenteranno il numero di produttori e la produzione complessiva (Tabella 5). Rispetto all’andamento dei prezzi, invece, le posizioni appaiono più differenziate. Il 24,4% dei produttori prevede un loro aumento, il 19,5% una diminuzione, mentre per il restante 56,1% rimarranno stabili.
Per quanto riguarda la qualità della canapa italiana, il 75,6% dei produttori esprime una valutazione positiva, mentre il 12,2% esprime un giudizio negativo. Il rimanente 12,2% (costituito soprattutto da “nuovi” produttori) non è in grado di avanzare alcun giudizio. Sostanzialmente analoghi sono i valori relativi alle condizioni ambientali, in quanto l’82,9% degli intervistati è convinto della loro adeguatezza a produrre canapa di qualità.
Molto interessante è l’analisi delle risposte alla domanda sulle condizioni o sugli interventi ritenuti utili per sostenere lo sviluppo del settore della canapa. Per il 73,2% dei produttori è necessaria una maggiore informazione sia dei consumatori, sia dei produttori sui possibili utilizzi della canapa e il 70,7% segnala la necessità di impianti di prima trasformazione. Quest’ultimo aspetto risulta senza dubbio di cruciale importanza per il potenziamento della canapicoltura italiana, come confermato dalla rilevanza attribuita dal 58,5% degli intervistati alla Legge attualmente in discussione in Parlamento che ha come obiettivo proprio quello di promuovere una filiera agroindustriale della canapa.
Il 58,5% degli intervistati sostiene anche la necessità di maggiori incentivi alla coltivazione, mentre è da segnalare che solo il 24,4% considera la diminuzione dei controlli sulle coltivazioni come uno strumento efficace per rafforzare la diffusione di questa coltura.
Tra le altre proposte indicate vi sono l’incentivazione dell’uso e, conseguentemente, della produzione di foglie e infiorescenze a uso alimentare ed erboristico, la realizzazione di indagini di mercato approfondite, l’incremento dei prezzi delle paglie e dei semi (ritenuti scarsamente remunerativi per gli agricoltori), l’aumento del know-how degli imprenditori, la produzione di sementi italiane e la possibilità di riutilizzare il seme raccolto.

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Tabella 5 – Aspettative per il futuro

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*possibilità di risposta multipla

Fonte: elaborazioni su dati raccolti mediante questionario

Le ultime due domande del questionario hanno l’obiettivo di valutare la soddisfazione dei produttori dopo l’inizio della coltivazione della canapa. A questo proposito, il 39% degli intervistati sostiene che la scelta di diventare produttore di canapa sia stata economicamente vantaggiosa, mentre una valutazione opposta viene espressa dal 22% degli imprenditori, titolari di imprese di diverse dimensioni. Gli altri, invece, non sono in grado di esprimere un’opinione, probabilmente perché entrati solo di recente nel settore. Tuttavia, ben il 78% dei produttori consiglierebbe ad altri di intraprendere questo tipo di produzione.

Conclusioni

Pur trattandosi di una prima analisi esplorativa, che richiede ulteriori affinamenti anche di tipo metodologico, il lavoro svolto consente di svolgere alcune considerazioni sulle prospettive di diffusione della canapa in Italia e sulle azioni da implementare per sostenere questo processo e sfruttare le molteplici e interessanti potenzialità di questa coltivazione. I diversi imprenditori intervistati, infatti, pur caratterizzati da una certa eterogeneità in termini di dimensioni e tipologie aziendali, sono abbastanza concordi nell’esprimere una valutazione positiva sui risultati produttivi ed economici di questa coltura. Tra le aree d’intervento, un primo aspetto segnalato è quello informativo, in quanto la conoscenza dei possibili utilizzi di questa pianta (storici e innovativi) e della sua elevata sostenibilità (anche ambientale) rispetto ad altri prodotti (tipo il cotone per la produzione di fibre tessili o gli alberi per quella di carta) potrebbe essere ulteriormente consolidata, sia tra i produttori, sia tra i consumatori.
L’espansione della canapicoltura italiana trova nell’assenza di una filiera adeguatamente strutturata uno dei suoi maggiori limiti. E ciò vale, in particolare, per la fase della trasformazione dei prodotti finali (semi e fibre). Il Disegno di Legge attualmente in discussione in Commissione Agricoltura potrebbe, quindi, rappresentare un primo passo in questa direzione, soprattutto se sarà orientato alla creazione di strutture adeguatamente distribuite a livello territoriale. Tra l’altro, la conseguente limitazione dei costi di trasporto potrebbe indirizzare gli agricoltori verso utilizzi delle paglie più remunerativi (nei settori della bio-edilizia, della lavorazione della carta, etc.) piuttosto che come semplici ammendanti.
Data la limitatezza dello stanziamento previsto, il Disegno di Legge non sarà sicuramente sufficiente a modificare l’economicità del settore, ma può offrire un contributo interessante sul piano normativo (soprattutto per l’introduzione di una maggiore flessibilità nel rispetto dei valori limite di Thc) e in termini di indirizzo delle scelte di programmazione delle regioni attraverso i Psr.
In generale, di rilevanza strategica sarebbe il sostegno ad attività di selezione di cultivar adatte ai contesti pedo-climatici italiani, di sviluppo di impianti di piccole dimensioni (ad esempio, per la molitura dei semi o per l’estrazione degli oli), che potrebbero rappresentare un’opportunità interessante per la gestione diretta, da parte degli agricoltori, di fasi produttive a elevato valore aggiunto, ma anche a ricerche multidisciplinari sulle diverse proprietà dei semi e delle paglie, anche ai fini di una valutazione accurata della sostenibilità economica, sociale e ambientale di questa coltura e della sua valorizzazione.

Riferimenti bibliografici

  • Bacci L., Baronti S., Angelini L. (2007), Manuale di coltivazione e prima lavorazione della canapa da fibra, Cnr, Ibimet, Firenze (Ita)
  • Borgacci R. (2015), Il giusto rapporto tra omega 6 e omega 3www.my-personaltrainer.it
  • Capasso S. (2001), Canapicoltura: passato, presente e futuro, Istituto di Studi Atellani.
  • Catania M. (2014), Kanèsis, canapa in movimento: “Il petrolio ha le ore contate”, www.canapaindustriale.it
  • Di Candilo M., Ranalli P. (2006), Lo sviluppo della canapa tessile passa dalla raccolta meccanica, L’Informatore agrario, n. 41
  • Istat (2015), Indagine sulla struttura e produzione delle aziende agricole 2013www.agri.istat.it
  • Madia T., Tofani C. (1998), La coltivazione della canapa, una semplice guida per i coltivatori che desiderano coltivare canapa (Cannabis sativa), Coordinamento Nazionale per la Canapicoltura, Disponibile sul sito internet: www.gruppofibranova.it
  • Mariani S. (2014), “La canapa industriale è più efficiente, preziosa ed ecologica del cotone” parola di Richard Fargerlund, www.canapaindustriale.it
  • Ronchetti P. (2007), Il cemento di canapa e calce: un promettente materiale e metodo di costruzione per l’edilizia sostenibile, Disponibile sul sito internet: www.usidellacanapa.it
  • Rossi M.P.S. (2015), Canapa: i principali utilizzi della pianta dalle mille risorse, www.canapaindustriale.it
  • Spadaro C. (2016), Il filo di canapa: l’eco-pianta del futuro, Altreconomia Edizioni, Milano
  • Somma U. (1923), La canapa, Cappelli Editore, Bologna
  • 1.Gli autori desiderano ringraziare i revisori anonimi per gli utili suggerimenti forniti.
  • 2.Questa varietà differisce dalla , ad alto tenore di tetraidrocannabinolo (Thc), ovvero la marijuana.

fonte: https://agriregionieuropa.univpm.it

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